Sempre più Smart Contracts

Gli smart contracts entrano nelle camere legislative.

La scorsa primavera, lo stato dell’Arizona è stato uno dei primi ad adottare una legge che garantisce agli smart contracts uno status legale riconosciuto, equiparandoli ai contratti, diciamo, standard. Con l’House Bill 2417 del 29.03.2017 – chiamato “Smart Contracts Bill“, l’Arizona ha adottato una definizione legale di Blockchain Technology come registro distribuito, decentralizzato, condiviso e replicato, che può essere pubblico o privato, autorizzato o non autorizzato, o sorretto o meno da una criptovaluta e prevede che i dati sul registro siano protetti con criptografia, immutabili e controllabili e forniscano una verità senza censura.

Lo Smart Contracts Bill prevede anche una definizione legale di smart contracts come un programma event-driven che funziona su un registro distribuito, decentralizzato, condiviso e replicato e che può prendere in custodia e trasferire beni sul registro.

La nuova legge dell’Arizona fa però molto di più che dare delle definizioni. Infatti stabilisce che ogni sottoscrizione, documento o contratto che sia garantito dalla tecnologia blockchain rientra nell’ambito di competenza di un’altra legge dello stato del Grand Canyon: l’Electronic Transactions Act. Quindi da un lato il Legislatore ha legiferato ex novo, dall’altro ha ricompreso la nuova tecnologia nella legislazione esistente. “Law and Technology: a messy affair“, dice la mia collega Catalina Goanta dell’Università di Maastricht.

Il concetto di smart contract non è più nuovo.

L’antenato dello smart contract è la transazione attraverso le macchinette automatiche (vending machines): inserisco le monete, ottengo il caffè. Offerta, accettazione, esecuzione senza intermediazione di un terzo, in questo caso il barista.

Posto che gli smart contracts possono esistere anche senza blockchain, la tecnologia blockchain offre però dei benefici sostanziali. Blockchain è un registro condiviso e distribuito che contiene una catena di transazioni costituita da singoli blocchi che vengono verificati prima di essere aggiunti alla catena. Una volta che un blocco è aggiunto alla catena, l’informazione che contiene diventa immutabile, trasparente ed estremamente difficile da hackerare. La combinazione di smart contracts e blockchain, costituisce un salto di paradigma nel panorama legale.

Gli smart contracts si stanno diffondendo a macchia d’olio.

A New York, esattamente a Brooklyn, è nato Brooklyn Microgrid. E’ una rete di produzione e distribuzione di energia elettrica, separata dalla rete centrale, che sfrutta i pannelli solari situati sui tetti delle case. Questo progetto usa gli smart contracts per comprare e vendere energia attraverso delle aste che si svolgono 24/7 in maniera automatica, senza intermediari e con transazioni sicure. E’ stato definito come “game-changer”, come un progetto che segna il declino dei grandi impianti di produzione di energia in favore di sistemi super-smart e super-clean. E’ sicuramente un esempio di successo in un settore, come quello dell’energia, dove fino a poco tempo fa sarebbe stato impossibile persino pensare che accadesse una cosa del genere.

Gli smart contracts hanno fatto passi da gigante nel 2017.

Non è più tempo di domandarsi se funzioneranno, ma quando funzioneranno e quando diventeranno abbastanza sofisticati per essere usati sempre di più.

Governi, imprese, comunità li usano per migliorare un sistema ormai obsoleta di controllo centralizzato, con processi opachi e facili da compromettere.

Un contratto è sostanzialmente un accordo, ma accordo vuol dire molte cose. Dall’esempio della macchinetta automatica fatto prima, a contratti molto complessi con decine di variabili e stipulazioni. Perché gli smart contracts possano evolversi, occorre che gli operatori giuridici siano parte del processo di evoluzione, perché solo un giurista può contribuire alla crescita degli smart contracts in modo che evolvano verso un sistema completo, trasparente e sicuro.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

2018-03-03T16:00:21+00:00
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