Mediazione: sostenibilità ed etica

E SE IL D.LGS. 28/2010 AVESSE CONGEGNATO UN SISTEMA NON SOSTENIBILE DAL PUNTO DI VISTA ECONOMICO, SAREBBE ETICO?

E SE IL SISTEMA CONDUCESSE AD UNA DISTORSIONE DEL RISULTATO CHE SI PREFIGGEVA, COME DOVREMMO COMPORTARCI?

E SE UNA LEGGE SULLA MEDIAZIONE CONDUCESSE AL PARADOSSO DI SCORAGGIARE LA MEDIAZIONE STESSA, CHE FARE?

Come ormai tutti ben sappiamo, la mediazione ha dei costi previsti a carico delle parti. Sono i costi stabiliti dal tariffario e variano al variare del "valore della controversia" secondo un discutibile sistema mutuato direttamente dal processo civile.
Il costo della mediazione e serve a pagare l'opera del mediatore, in parte, e l'organismo di mediazione.
A fronte del pagamento del corrispettivo si ottiene:
1) l'opera di "segretariato" e spesso logistica dell'Organismo prescelto, con le conseguenze previste dalla legge in ordine a prescrizione e decadenza,
2) la prestazione di un mediatore accreditato e tenuto alla formazione continua, secondo i dettami di legge,
3) il rilascio di un verbale dell'incontro di mediazione, unico documento utile per dimostrare di aver soddisfatto la condizione di procedibilità, nei casi previsti dal primo comma dell'art. 5 D.Lgs. 28/2010,
4) la possibilità di allegare l'eventuale accordo raggiunto in mediazione al verbale e di ottenere successivamente l'omologa dello stesso da parte del Presidente del Tribunale con tutte le conseguenze previste,
5) in ultimo, la possibilità di risolvere una controversia secondo criteri e parametri determinati dalle parti in conflitto.

Nelle presentazioni "ufficiali", nelle sponsorizzazioni della mediazione, quest'ultimo punto viene normalmente messo per primo. Io però voglio mettermi per una volta dalla parte di chi avversa la mediazione ritenendola inutile e dannosa, di chi vede l'accordo in mediazione come una sciagura evitabile o, al massimo, come un'aberrazione statistica. (Evito volutamente di citare la possibilità di ottenere una proposta del mediatore. Questo caso è previsto dalla legge, ma ripugna al mio buon senso.)

FACCIAMO UN'IPOTESI
Se io deposito una domanda di mediazione ma, per qualunque ragione, non ho intenzione di sedermi al tavolo delle trattative con l'animo di negoziare in buona fede, possono verificarsi due casi diversi.



Caso numero uno:
L'altra o le altre parti interessate alla mediazione non aderiscono.
In questo caso io pagherò le spese di avvio del procedimento e otterrò quello che ho previsto più sopra ai numeri 1, 2, 3, ovvero la prestazione dell'organismo, del mediatore e il verbale per mancata adesione della parte o delle parti convocate (escludo volutamente la proposta in contumacia del mediatore, per la stessa ragione di cui sopra).
Per tutto questo io avrò pagato una cifra di poche decine di euro.

Caso numero due:
L'altra o le altre parti in mediazione aderiscono e si presentano al tavolo delle trattative.
In questo caso io, come le altre parti, pagherò le spese di avvio e il costo della mediazione secondo il tariffario, variabile a seconda del valore della controversia.
Otterrò quello che è previsto ai numeri 1, 2, 3: la funzione di segreteria da parte dell'organismo, la prestazione del mediatore e il verbale negativo per mancato accordo.
Per tutto questo io avrò pagato una somma che può anche essere considerevole, a seconda del valore della controversia.

Nel primo caso io avrò pagato troppo poco, per quanto ho ottenuto. Si pensi solo al costo delle raccomandate, delle telefonate, del materiale di facile consumo a carico dell'organismo, nonché alla prestazione, per quanto limitata nel tempo, di un professionista abilitato e costantemente formato.
Nel secondo caso, potrei aver pagato troppo. Si pensi ad una questione milionaria che si risolve in un nulla di fatto con tutte le parti presenti, una delle quali si rifiuti ostinatamente di negoziare e alla conseguente redazione del verbale negativo di mancato accordo con un dispendio di tempo di, diciamo, mezz'ora - un'ora.

La realtà di fatto e dei numeri è che nei bilanci degli organismi e in quelli personali dei mediatori si tende a compensare i casi come il numero uno, che sono in perdita, con i casi come il numero due, che sono in attivo.

E' ETICO?
Io ritengo di no per due ordini di ragioni.

  1. La prima è che è stato congegnato un meccanismo che non è sostenibile dal punto di vista dei costi - e mi riferisco alle mediazioni con mancata comparizione della parte convocata. E' stato proprio pensato per "costare poco" e per garantire l'accesso alla giustizia nei casi di mediazione c.d. obbligatoria. D'accordo. Ma questi costi chi li paga? Non è etico ripartire i costi su organismo e mediatore, implicando che gli stessi faranno quadrare i loro bilanci in qualche altro modo. Per definizione, ogni azione deve avere la sostenibilità anche economica a proprio fondamento, altrimenti c'è qualcuno che paga i costi occulti dell'operazione non sostenibile. E questo non è accettabile. E' proprio - temo - del nostro habitus nazionale di pensare che "paga Pantalone". In questo caso "Pantalone" sono gli Organismi e i mediatori che sono chiamati a sopperire alle carenze di un sistema non sostenibile e pertanto non etico.
  2. Il secondo ordine di ragioni per le quali non è etica la soluzione trovata dal legislatore sta nel fatto che questo meccanismo perverso pone a carico di altre parti (quelle che aderiscono alla mediazione) anche una frazione del costo che a loro non compete. Pone a carico delle parti che aderiscono alla propria mediazione una parte del costo di tutto il sistema (ovvero parte del costo di quelle mediazioni con mancata adesione della parte convocata) con un'evidente sproporzione tra la prestazione che si riceve ed il corrispettivo versato. La non eticità di tutto questo sta anche nella perversione del risultato che si ottiene con questo sistema. Si crea infatti questo paradosso: a causa del il rischio di dover pagare molto denaro per ottenere - in pratica - lo stesso risultato che si otterrebbe con poco, le parti timorose del possibile esito negativo della mediazione, preferiscono disertare la mediazione. Preferiscono piuttosto affrontare l'eventuale ma non così probabile censura del Giudice in sede di giudizio ai sensi dell'art. 8, comma 5, D. Lgs. 28/2010, piuttosto che sperperare euro su euro per un verbale negativo per mancato accordo.Questo sistema originariamente nato per favorire la mediazione, per evitare di far pagare costi esorbitanti nel caso di mediazioni con mancata comparizione della parte convocata, conduce al risultato paradossale e non etico di scoraggiare la mediazione anche presso le parti che, tendenzialmente vorrebbero presentarsi, ma che - fatti due conti - preferiscono darsi alla macchia. 


In nessun paese al mondo la mediazione è pagata secondo questo metodo aberrante del tariffario, in nessun paese al mondo il costo della mediazione è posto, almeno parzialmente, a carico di ignare parti che vorrebbero solo mediare la propria controversia, oppure a carico degli organismi di mediazione o dei mediatori.
In nessun paese al mondo una riforma come la nostra sulla mediazione, con una simile portata, commentata con tanto di elogi dalla Commissione Europea ha al suo interno dei meccanismi suicidi che condurranno alla disfatta.
E' giunto il momento di porre la sostenibilità e la verifica dei risultati che si ottengono rispetto alle scelte legislative effettuate come primo parametro di valutazione per qualsiasi futura decisione.
Se non lo faremo, mediare in questo modo, in questo sistema, sarà sempre più difficile e sempre meno sostenibile.


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