IL CONDOMINIO FELICE - CASE HISTORY

La Signora che non parlava con i vicini.
Si è presentata da me una signora che aveva inteso il mio intervento come una sorta di ufficio reclami, pertanto, declinate le proprie generalità, ha infilato un rosario di lamentele su ogni aspetto della vita in condominio. Qui racconterò però solo dei problemi che lamentava con i vicini di sopra e i vicini sotto di lei.
I vicini che abitano al piano superiore rispetto al suo appartamento hanno la sfortunata abitudine di camminare per casa ad ore tarde, dopo la mezzanotte, e di litigare o comunque parlare con tono assai sostenuto anche nelle ore notturne.
"E Lei li sente?" dico io
"Eh, come no! Non si può dormire!"


"Ma ha provato a parlarne con la famiglia del piano di sopra?"
Dopo un po' di tergiversare, scopro che per la nostra signora l'unico modo di comunicare con i vicini del piano di sopra è battere sul soffitto del suo appartamento sperando, senza alcun successo, che i vicini facciano meno rumore.
Faccio notare alla signora che forse i vicini di sopra hanno abitudini diverse e magari per loro la una di notte non è un'ora così tarda. Cerco di dirle che se va a presentarsi e a dire loro quali sono le sue diverse abitudini, forse ne terranno conto, perché se io conosco il mio vicino, se stabilisco con lui una relazione, inizia a essere presente nella mia vita; così se mi ritrovo a far rumore tardi di sera, quando so che la mia vicina anziana dorme, magari me ne accorgo e ci faccio più attenzione. Non perché "Non bisogna far rumore", ma perché mi ricordo della mia vicina anziana e del fatto che dorme, semplicemente.
Poi però cerco di circoscrivere il problema. Quali rumore sente esattamente? Rumori di mobili, di passi, di porte sbattute? E chi poteva farli? Una donna, un uomo, un giovane? Nessuna risposta.
Questo è il punto.
Per la nostra signora che non parla, i vicini non sono persone conosciute, una famiglia con dei figli, delle abitudini, degli orari. Sono solo rumori notturni e seccature, perciò non può parlare con loro, non le viene neanche in mente.
Lo stesso per i vicini del piano di sotto.
Dall'appartamento al piano sottostante, racconta la signora che provengono effluvi maleodoranti e, soprattutto, puzza di fumo di sigarette. Le lamentele in questo caso sono molto più dettagliate. La signora mi racconta quali siano le abitudini fumatorie di tutti i componenti della famiglia e come diversamente utilizzino sia il balcone che le altre finestre dell'appartamento. Quindi chiedo:
"Ma lei ha mai provato a dire ai suoi vicini che il fumo le arriva in casa e che le dà fastidio?"
Assolutamente no.
Faccio notare alla nostra signora che forse, semplicemente, i suoi vicini non ci fanno caso, non si rendono conto che il loro fumo può dar fastidio. Racconto la mia storia personale di ex fumatrice e di come anch'io un tempo non mi rendessi conto di quanto il fumo potesse infastidire i non fumatori.
La signora non può che convenire sulla ragionevolezza del mio ragionamento, tuttavia non ritiene che lei dovrebbe parlare ai suoi vicini e quando le chiedo che cosa secondo lei si potrebbe fare, risponde senza titubanza: "Il condominio dovrebbe mettere in giro più cartelli vietato fumare."
Faccio molto cordialmente notare come uno o numerosi cartelli nei corridoi e per le scale nulla possono contro il fumo in casa. La signora che non parla ai vicini è un po' spiazzata, non ci aveva pensato, e mi guarda di sottecchi.
Dopo aver cercato inutilmente di scoprire cosa lei avrebbe potuto fare per cambiare la situazione, spiegando ripetutamente che non importava molto che lei avesse “assolutamente ragione” se il risultato del suo aver ragione era che non riusciva a stare tranquilla in casa sua, ho chiesto se le sembrava una buona idea che parlassi io delle questioni che mi aveva illustrato ai suoi vicini, oppure se preferiva ritrovarsi con loro e con me per affrontare le questioni. No, no, no. Non ho ottenuto altro che rifiuti.
“D’accordo. – dico io – Lei non intende fare nulla, io non posso fare nulla, nel senso che lei mi ha detto che non vuole che io faccia nulla. Come la mettiamo?”
“Veda lei.”
Come spiegavo all’inizio, la Signora di cui parlo mi aveva scambiato per l’ufficio lamentele, meglio ufficio lamentazioni! Secondo lei il mio scopo era di raccogliere il suo sfogo. Secondo me il mio scopo era di raccogliere il suo sfogo ed utilizzarlo come riflessione e punto di partenza per qualcosa di positivo.

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