Scrittura Cuneiforme di Kader Abdolah


Mi sono presa due giorni di vacanza. Un sabato e una domenica in cui mi sono immersa nella lettura di un libro: Scrittura Cuneiforme di Kader Abdolah.
Leggo raramente romanzi e più in generale evito tendenzialmente la narrativa perché quella buona mi dà un turbamento che non riesco più a sopportare e quella cattiva è solo uno spreco di tempo.
Questo libro però mi ha dato un enorme piacere. Il piacere di riuscire ad affrontare con intensità gentile un argomento che, per dire, avevo lasciato a metà in "Leggere Lolita a Teheran" a causa del turbamento di cui dicevo.


Ho provato profonda simpatia per lo scrittore che in fondo parlava di sè, come può parlare di sè ogni esule che parli di esilio, raccontando una storia a frammenti, manifestando la propria fatica di scrivere e di rivivere lo spavento angosciante che si prova a rimirare da lungi la propria storia.
Eppure la lettura non è stata faticosa, è stata umana, profondamente umana, come l'umanità del padre del racconto, che scrive nella sua lingua incomprensibile a chiunque ciò che i suoi occhi di essere semplice vedono e non capiscono, così come ognuno può vedere ma non capire la violenza, le torture, la guerra.

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