Non aprire quella mail!

Oggi ho ricevuto nella mia casella una di quelle fastidiosissime email spam con la pubblicità di un libro.
Non so cosa abbia attirato la mia attenzione su quel messaggio, forse la parola mediazione, non so. Sta di fatto che prima di cestinarlo, l'ho aperto.
Non l'avessi mai fatto!



Mi è venuto un coccolone!
Era la pubblicità di un libro della collana guida alla mediazione di una famosa casa editrice, dal titolo "La contro-mediazione...." Spiega il trafiletto: tutti i modi per procedere direttamente all'instaurazione del giudizio, attraverso indicazioni, strategie e modelli  per ovviare ex lege l'obbligatorietà della mediazione preliminare.
Ho immediatamente avuto un black out semantico.
Innanzitutto non credo che si possa precisamente dire "contro-mediazione" nel senso che una parola così formata non ha senso compiuto nella realtà, ma anche il fatto di essere "contro" o "favorevoli" alla mediazione, non credo che abbia senso.
Non penso che si possa precisamente essere contro o a favore alla mediazione. O uno è in mediazione, nel senso che adotta la mediazione come metodo di vita, o non lo è.
Non è come essere favorevoli o contrari al formaggio grattuggiato sulla pasta al pomodoro. Il formaggio non modifica le qualità organolettiche del cibo su cui è posto: la pasta al pomodoro è la pasta al pomodoro. Considerazioni sul ph o sulla digeribilità non la snaturano.
Con la mediazione è un po' diverso.
Affrontare la realtà in mediazione, modifica la realtà stessa. Modifica i punti di vista e le relazioni, le possibilità di scelta e le opzioni per il futuro. Mettersi in mediazione modifica radicalmente noi e quello che ci sta intorno.
Dopo l'incongruenza linguistica della contro-mediazione che mi ha procurato un leggero fastidio, sono stata sopraffatta dal mio solito cinismo e ho pensato: fatta la legge, trovato l'imbroglio.
Fatta la legge sulla mediazione obbligatoria, è stata trovata una scappatoia, legale per carità, per non applicarla.
Ora, qui occorre fare una riflessione perché se è vero che la contro-mediazione, ovvero il modo legale per eludere una disposizione di legge è un'aberrazione, è altresì vero che con grande cura sono state create tutte le condizioni, verificati tutti i presupposti perché si creasse la situazione paradossale di un fronte contro la mediazione.
Il presupposto aberrante, che conduce ad uno stratagemma aberrante, è l'obbligatorietà del tentativo di mediazione: un vero e proprio paradosso pragmatico.
Non si può prevedere la mediazione obbligatoriamente e poi aspettarsi che funzioni... Direbbe la mia Padrona che è un po' come insegnare la gentilezza a sberle o la spontaneità a bastonate.
Ci sono venuti a dire che l'obbligatorietà della mediazione era "la via Italiana alla mediazione", facendo paragoni con altre situazioni e realtà, nelle quali la obbligatorietà della mediazione era accompagnata da un diverso contesto sociale, da una classe forense diversamente disposta e da una cultura giuridica e del diritto più a portata del cittadino.
Caro Parlamento, hai fatto una legge intrinsecamente contraddittoria? Beccati un sotterfugio perfettamente in linea! L'elusione della legge è un modo per mettere a tacere la propria cattiva coscienza, oppure per far fronte alla situazione disastrosa che una legge mal governata ha creato.
Non ho sbagliato parola: mal governata.
Perché? Credete voi forse che le leggi escano dal cilindro del legislatore? E' vero, di questi tempi, molte leggi sono proprio un po'... estemporanee, ma le buone leggi non lo sono mai.
Le buone leggi servono a vivere meglio, così mi hanno insegnato all'università.
Le buone leggi aiutano a vivere meglio se servono degli interessi condivisi, soddisfano bisogni comuni, rendono lo stato equo e giusto.
La legge sulla mediazione ha fatto tutto questo?
Dai risultati non si direbbe proprio.

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