Musica Maestro!

Oggi ero in studio a lavorare quando ho sentito un rumore, della musica provenire dall'esterno.
Subito ho pensato: ammazza, che amplificatori!
Poi, ascoltando meglio, ho sentito il suono gracchiante e pungente della musica fatta dal vivo. Aspetto e la musica si interrompe, poi riprende. Sembra avvicinarsi. Si avvicina. C'è qualcuno che sta suonando per strada! E' un motivetto irresistibile, di quelli che mettono un'allegria un po' scomposta e ruspante. Decido che è ora di fare una pausa ed esco. Li vedo! Due trombettisti e un fisarmonicista camminano sgraziati in mezzo alla via.


Si guardano attorno e camminano ciondolando, avanzando, fermandosi, girandosi e poi proseguendo lenti.
Che meraviglia!
Mi viene in mente la banda alla festa del paese. Mi avvicino e allungo una moneta. Il trombettista si interrompe, prende la moneta e mi ringrazia levandosi il cappello. Tutta contenta ritorno alla mia scrivania a godermi un po' di questo sottofondo. Adesso stanno suonando una versione campestre di Katiusha.
Proseguono lenti e si guardano attorno. Un po' spaesati. Allora guardo intorno anch'io e mi domando: perché hanno lo sguardo un po' stranito? Osservo la situazione e forse riesco a vedere quello che vedono loro: niente. 
Nessuno si affaccia alle finestre, nessuno esce dai negozi, nessuno dei passanti si ferma né li degna della minima considerazione. Vedo delle persone al di là delle finestre, dentro le case, e tutti fanno come se nulla stesse accadendo.
Come è possibile? Mi domando. In una giornata afosa e consueta arriva un bellissimo regalo, dela buona musica suonata con discrezione per alcuni minuti dal vivo e nessuno, dico, nessuno fa un plissé?!
Vedo il gesto infastidito del gommista di fronte che li allontana. Forse anche tutte le persone dentro le case sono infastidite e non vedono l'ora che se ne vadano. Che assurdità!
Come possono essere moleste tre persone che a metà mattina passeggiano per il centro di Milano suonando "Brasil"?
E mi viene in mente un'altra musica: tutto quel Vivaldi e quella Per Elisa che normalmente chiunque si sente in diritto di propinare all'ascolto altrui nell'attesa del telefono. Di tutti quei servizi alla clientela che hanno pagato a peso d'oro i diritti di una canzone e la infliggono a ripetizione e chiunque si avventuri tra i pulsanti di scelta dei loro call center. Quella sì che è musica molesta!
Mi ricordo una volta di un cliente che aveva come musica di attesa Wish you were here dei Pink Floyd: uno dei capolavori della musica. Mi ricordo anche di come mi abbia indisposto l'attesa con quella musica bellissima di sottofondo che io non mi potevo godere perché stavo per dire al cliente che avrebbe perso circa 100.000 euro.
Siamo veramente morti se due trombe e una fisarmonica non destano almeno un po' di curiosità, se un intero quartiere resta indifferente a questa bellezza gratis che con discrezione viene regalata.
La musica è finita, cantava Ornella Vanoni. Quelli ad essere finiti siamo noi.
Pensiamo che debba esserci un posto giusto e un momento giusto, un umore giusto per fare o ascoltare musica. Nei miei lunghi anni di attività musicale ho scoperto però che non è così. Detto in parole semplici, si crede che quando si è felici si canta, in realtà è il canto, è cantare che ci fa star meglio.

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